Trekking Orrido di Botri-Garfagnana PDF Stampa E-mail
Domenica 06 Luglio 2008

6 luglio
Orrido di Botri-Garfagnana
Conduce Silvia S.

Passeggiata impegnativa per il fondo scivoloso, acqua fredda, impossibile non bagnarsi.

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Durata media dell’escursione: 5 ore

A causa dei frequenti guadi e del fondo scivoloso è obbligatorio l’uso del casco protettivo (fornito alla biglietteria) e sono consigliate calzature idonee chiuse e allacciate (meglio forse la scarpe da ginnastica perché s’impregnano meno di acqua). 

Come raggiungere l’orrido di Botri: arrivati a Lucca si prosegue per la statale n°12 del Brennero che si percorre fino a Fornoli nei pressi di Bagni di Lucca; si devia poi verso Tereglio e si seguono le indicazioni per Ponte a Gaio – Orrido di Botri (qui si lasciano le auto).
 

 

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Orrido di Botri
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Orrido di Botri
Il percorso parte dal Centro Visita della Riserva Naturale  a Ponte a Gaio risalendo il sassoso torrente Pelago. All’inizio si cammina speditamente, anche su comodi sentieri, volendo senza bagnarsi i piedi ma ben presto ci si inoltra nel pieno del canyon tra pareti a strapiombo alte fino a 200 metri. Il punto più stretto e suggestivo è “ il guado”,  occupato interamente dall’acqua, dove le pareti giungono quasi a toccarsi  per cui per andare avanti è assolutamente bagnarsi…. L’acqua è sempre molto fredda, anche nelle stagioni più calde. La lunghezza del percorso è variabile in relazione del livello d’acqua e delle condizioni di sicurezza.”
Attraversato il guado le pareti della gola si distanziano per poi restringersi, dopo altri 1.500 m, dando origine al cosiddetto “Solco Grande” che termina alla confluenza del rio Ribellino e rio Mariana.
Giungiamo, quindi, alla prima cascata   superabile grazie ad una corda posta sulla parte destra.   Attenzione a quando si arriva sul margine superiore perché qui si trova un profondo sifone che è molto piccolo e si può superare prestando un po’ di attenzione: camminiamo ora dentro al torrente Pelago  fino a giungere nei pressi di un’altra cascata dove è previsto di fermarsi. Si ritorna a Ponte a Gaio per il medesimo percorso.
L’orrido di Botri si presenta quindi come un vero e proprio canyon carsico, una valle stretta ed incassata, creata grazie all'azione erosiva del fiume. La vegetazione è distribuita secondo una stratificazione verticale che prevede  alla base (livello più umido e freddo) muschi e le felci, sostituiti via, via che si sale verso l’alto da  piante di aquilegia e silene in mezzo ad estese faggete. Si possono inoltre ammirare numerose specie botaniche altrove rare, come la non comune pinguicola (Pinguicola vulgaris), pianta insettivora, dai fiori viola e foglie viscose atte a catturare piccoli insetti dei quali si nutre.
L’Orrido è una stretta gola formatasi in seguito a movimenti tellurici, incassata fra due pareti rocciose, attraversata dal torrente Pelago, formato dall’unione di due torrenti, il rio Mariana (che scende da Foce a Giovo) e il rio Ribellino (che scende da Campolino); nei pressi di Ponte a Gaio il rio Pelago muta il suo nome in Fegana e prosegue il suo cammino fino a gettarsi nel Serchio poco più a nord di Borgo a Mozzano. Vedi anche Alpi Apuane

 

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