San Vivaldo-Alta Val D'elsa - 27 novembre PDF Stampa E-mail
Domenica 27 Novembre 2011
 san vivaldo
 
 
Conduce: Fabrizio R.
Sentieri CAI: 4, 3B, 8
Dislivello: mt 800 (400+400)
Tempo di percorrenza ore 4/5 ore
Lunghezza; km11
Difficoltà: Trekking senza particolari difficoltà
Ritrovo alla sede del gruppo a Tripetetolo ore 8 partenza ore 8.15
Difficoltà
Percorso: lasciata le automobili al parcheggio del Convento di S.Vivaldo, si attraversa il paese e, presa una strada sterrata sulla destra, ci dirigiamo verso Vignale, un paesino ormai del tutto abbandonato. Da qui si raggiunge la strada asfaltata per Iano che lasciamo poco dopo, all‚altezza del campo sportivo, per una deviazione sulla destra,  successivamente alla villa California troviamo una maestosa quercia roverella.  Proseguendo a diritto si arriva al Santuario della Pietrina, che sorge su uno sperone di roccia da cui si gode un ampio panorama sulla vallata fino alle colline di Volterra, dove faremo la sosta pranzo. Dopo pranzo si prosegue attraverso il bosco che conduce a S. Leonardo  per  S.Vivaldo, dove è prevista, per chi lo desidera, la visita guidata al complesso delle cappelle del Monte Sacro di S.Vivaldo e al Convento.
 
Notizie sul percorso di S.Vivaldo
CASTELLO DI VIGNALE -  Abbiamo notizie di Vignale per la prima volta nei dilomi di Federico Barbarossa del 1161, poi di Arrigo VI del 1193, di Ottone IV del 1209 e di Carlo IV del 1355. Nel 1186 Arrigo VI divise Vignale, come parte di Barbialla e Castelfalfi, tra Ildebrando Pannocchieschi, vescovo di Volterra, e i conti della Gherardesca. Qui passava il confine fiorentino prima con San Miniato e poi con Pisa, e qui Firenze e Volterra firmarono l‚accordo di concordia il 9 giugno del 1339. Nell‚ultimo dopoguerra, il castello fu abbandonato e ora presenti soltanto ruderi nel folto bosco che ha invaso tutto. Si possono vedere il vecchio mulino, il giro dei bastioni e, più in alto, la chiesa e la canonica, entrambe abbandonate.
LA PIETRINA -  La Pietrina in antico era citata come La Pietra, nome che adesso indica il colle opposto, dove restano le fondamenta di una torre di guardia. del luogo si parla per la prima volta in un documento del 1118, una donazione di due case della pietra alla Pieve di S. Gimignano. Il castello della Pietra fu dominio di signorotti locali e nel 1170 fu venduto a Cavalca lombardo di Tignoso dei nobili Cavalcanti di Volterra: è compreso nell‚elenco dei feudi concessi dall‚imperatore Arrigo VI al vescovo di Volterra Ildebrando Pannocchieschi del 1186. Dal 1300 sotto il dominio di San Gimignano, lo era ancora quando questa comunità si assoggettò a Firenze. Sul finire del secolo tal Giovanni di Francesco de‚ Rossi di Firenze con alcuni fuoriusciti conquistò il castello e il cassero della Pietra. Ma poi si arrese e firmò un atto promettendo di restituire il castello in cambio del perdono per le cose fatte.  La  chiesa dei santi Andrea e Agata alla Pietra era sottoposto ai Camaldolesi della Badia dell‚Elmo (S. Maria di Adelmo). Con la fine del castello la parrocchia fu unita a quella di Iano come pure quella di Camporena. Ora restano due  torri diroccate, la piccola chiesa e una cantina: da un costone roccioso si gode un panorama bellissimo. A fine settembre si celebra la festa popolare del santuario della Pietrina.
La parrocchia di S. Andrea alla pietra, o alla Pietrina, insieme a quella dei SS: Iacopo e Filippo a Camprena nel 1833 contava 471 individui.
IANO -  Un documento del 1004 riferisce che la chiesa di S.Andrea in Alliano fu rifiutata da Ildebrando Aldobrandeschi al vescovo di Volterra. Il popolo di Alliano insieme a quello di Camporena nel 1321 si assoggettò al comune di S. Miniato al quale cedette alcuni terreni per avere in cambio la manutenzione delle strade pubbliche. Ancora oggi il vecchio borgo continua a conservarsi in buono stato con la sua strada stretta e le case a schiera in mattoni e travertino, materiale di cui è ricca la zona. Nel tempo ha avuto vari nomi, dall‚etrusco Agliano al romano Alliano, poi Jano e ora Iano.
L‚ONICE a Montaione ˆ Nella zona meridionale del territorio di Montaione, nei dintorni della frazione di iano, fratture nei banchi travertino si rivelano filoni di una varietà di alabastro calcareo, che per la sua struttura e i suoi colori ˆ di solito nelle tonalità del bianco, del grigio, del bruno e del marrone ˆ è comunemente definita alabastro-onice. L‚alabastro-onice non va confuso con l‚alabastro gessoso di Volterra. L‚escavazione dell‚onice di Montaione, soprattutto  in località California, dalla fine degli anni sessanta fu praticata intensamente, arrivando ad impiegare 15  addetti nel solo processo di estrazione. Le attività estrattive si sono protratte soltanto fino alla prima metà degli anni ottanta.
Sacro Monte di San Vivaldo in Toscana, è uno dei sacri monti diffusi nel nord Italia che vennero costruiti tra il 1500 e il 1600, le cui origini risalgono tra il 1185 e il 1280, quando la zona era in possesso dei Frati della Croce di Normandia e conteso tra Castelfiorentino e San Miniato.
Quando i Francescani entrarono nell'antica chiesa di Camporena, il luogo era già sede di culto, legato alla figura di Vivaldo Stricchi, il santo eremita la cui venerazione si diffuse quando il suo corpo fu ritrovato in circostanze miracolose nel cavo del castagno che egli aveva usato come dimora in vita.
Nel 1325, sul luogo dove era morto venne edificata una cappella in suo nome, poi un romitorio, fino alla costruzione nel 1355 della chiesa che è possibile ammirare ancora oggi.
Il 1° maggio del 1500, a seguito dell'insediamento dei Frati Francescani Minori, si iniziarono a costruire una serie di chiesette e cappelle che riproducevano la topografia e i luoghi santi di Gerusalemme. Da qui il nome "la Gerusalemme di Toscana".
L'ideazione del Sacro Monte è merito dei frati Francescani, che in quel tempo erano soliti fare molti pellegrinaggi in terra santa, e in particolare a fra Tommaso da Firenze e fra Cherubino Conzi, i quali costruirono prima il convento e poi circa 25 cappelle, aiutati nell'impresa, anche dagli abitanti del luogo che trasportavano le pietre necessarie alla costruzione dal fondo del fiume Egola.
Lo scopo della realizzazione delle cappelle, era quello di offrire alla popolazione la possibilità di fare un pellegrinaggio senza andare a Gerusalemme – che in quel periodo cadde sotto il dominio dei turchi – e senza un eccessivo dispendio di denaro. Esiste infatti in una bolla del Papa Leone X (della famiglia dei Medici), il riconoscimento delle cappelle e la concessione di una indulgenza a coloro che vi sarebbero recati a pregare.
Fra Tommaso da Firenze, si affidò per la realizzazione, esclusivamente alla sua esperienza dovuta a molti viaggi in oriente, a Creta e in terra Santa, oltre al fatto di essere in contatto con il frate Bernardino Caimi, che in quegli anni progettava il Sacro Monte di Varallo Sesia in Piemonte.
Fra Tommaso scelse il luogo con estrema accuratezza, adottando l'orientamento astronomico di Gerusalemme e non quello locale: aveva identificato ad est del Convento una valle Boscosa, che rassomigliava alla valle di Giosafat, più a Sud un rilievo si era ideale a rappresentare il Monte degli Ulivi, a Nord, un ripiano naturale poteva rappresentare la spianate del tempio, mentre poco più in là, una collinetta, veniva a formare il Monte del Calvario