Capo d'Arno


Conduce: Mario Bau.
Dislivello: 650m in salita - 650m in discesa
Tempo di percorrenza ore 5 totali
Lunghezza: km 11
Difficoltà: E
Difficoltà
Ritrovo a Tripetetolo ore 7:30, Partenza ore 7:45.

In auto: Castagno d'Andrea e da lì fino al parcheggio inferiore  su sterrata  (5Km, 15 min).

Percorso: CAI17: Parcheggio inferiore 1140m -Fonte del Borbotto-Le Crocicchie 1406m -Sorgente dell'Arno- CAI3:Lago degl'Idoli-CAI4 e CAI3: vetta M. Falterona (1654m), CAI16: in discesa alla Fonte del Borbotto-parcheggio inferiore.

Possibilità, al ritorno  dalla gita, di visitare le cascate del Pescino (3 Km, 122m di salita).

La curiosità:

La stipe votiva etrusca sul monte Falterona

Situato a sud della cima del Monte Falterona e a poche centinaia di metri dalla sorgente Capo d’Arno, il Lago degli Idoli è il più importante sito archeologico casentinese, in cui è stata raccolta una delle più cospicue testimonianze del culto del mondo etrusco.

LA STORIA DEI RITROVAMENTI

Nel maggio 1838, in seguito al ritrovamento fortuito sulle sponde del lago di una statuetta in bronzo raffigurante Ercole, prendeva avvio a Stia la formazione di una Società di amatori locali con lo scopo di effettuare ulteriori ricerche. Gli sterri portarono al prosciugamento dello specchio d’acqua e al rinvenimento di una delle più ricche stipi votive del mondo etrusco, che fece assumere al sito, sino ad allora chiamato Lago delle Ciliegieta, la denominazione di Lago degli Idoli. Furono recuperati infatti circa 650 statuette in bronzo, alcune delle quali sono conservate al British Museum di Londra, al Louvre di Parigi, all’Ermitage di San Pietroburgo e alla National Gallery di Baltimora.

Purtroppo, più che uno scavo, l’intervento del 1838 risultò un vero e proprio sterro che intaccò in maniera irreversibile la stratigrafia del sito ed in particolare i livelli di frequentazione etrusca. Un’indagine scientifica volta a chiarire gli aspetti ancora in ombra riguardo la storia della stipe fu organizzata dall’allora Soprintendenza alle Antichità d’Etruria nel 1972: gli scavi, diretti dal futuro Soprintendente dott. Francesco Nicosia, furono però ostacolati dalle avverse condizioni climatiche che resero impossibile effettuare i lavori se non per pochi giorni.

Nel 2003 infine, nell’ambito di un progetto integrato sviluppato dalla Comunità Montana del Casentino, che ha visto il coinvolgimento attivo di vari Enti, è stata avviata una nuova campagna di indagini pluridisciplinare allo scopo di studiare definitivamente il sito sia dal punto di vista archeologico che da quello naturalistico.

In particolare gli scavi, condotti dalla Co.I.D.R.A. di Firenze tra il 2003 e il 2007 e diretti dal dott. Luca Fedeli della S.B.A.Tos., hanno interessato l’intera conca e parte del territorio limitrofo per un totale di circa 3600 mq. I risultati sono andati oltre alle iniziali aspettative: sono stati infatti recuperati circa 200 bronzetti (tra statuette, figure anatomiche votive e figure animali), 9000 aes rude (ossia pezzi informi di bronzo utilizzati come primitiva moneta), oltre 4000 frammenti di punte di armi da lancio in ferro, tre piccole lamine auree a protome animale, due vaghi di collana in pasta vitrea, alcune monete di epoca romana, svariati frammenti ceramici e una decina di strumenti in selce. Lo studio su questi materiali ha rivelato una frequentazione del sito molto dilatata nel tempo, che va almeno dal VI al III secolo a.C., oltre a confermare l’importanza cultuale della stipe votiva, posta lungo una direttrice viaria strategica che metteva in collegamento l’Etruria propria a quella padana. Dal punto di vista naturalistico, le indagini palinologiche e dei sedimenti lacustri hanno permesso di ricostruire il paleoambiente, mentre le analisi geologiche hanno fatto luce sull’origine della conca, formatasi in seguito ad almeno due eventi franosi avvenuti in epoca preistorica. Grazie a questi risultati, nel 2007 la Comunità Montana del Casentino ha avviato un progetto di recupero ambientale dell’intera area del Lago degli Idoli che oggi si presenta al visitatore come doveva apparire ai viandanti etruschi più di duemila anni fa.

 

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