La via dei Mulini


Conduce: Fabrizio F.
Dislivello: 400 m  + 400 m
Tempo di percorrenza ore 6
Lunghezza; km  18
Difficoltà: E -
DifficoltàPercorso senza particolari difficoltà
Ultimo trekking del 2014 alla scoperta di “Lastra sconosciuta”. Un trekk affascinante per conoscere la nostra storia.
Ritrovo alla stazione ferroviaria di Lastra a Signa alle ore 8,00 - partenza alle ore 8,15

Partenza dalla Stazione di Lastra - si prosegue lungo il Rimaggio.
Il percorso è solo in parte segnato. Percorrendo la vecchia Pisana lungo il rio di Rimaggio, incontreremo il Mulino Cianchi posto a Meo di Ferro (così si chiamava un antenato di questa famiglia). Poco dopo troviamo dallo stesso lato della strada il Mulino che fu del pittore Neri di Bicci, che qui aveva vari possedimenti. Andando più avanti, arriviamo al Ponte Torto, il cui nome ricorda il curioso ponte sul Rimaggio dove passava la vecchia strada, costruito in modo tale da permettere un attraversamento del rio non troppo brusco per una strada che giungeva parallela ad esso e così se ne dipartiva, ma dall'altro lato. Qui un mulino, costruito nel 1747 ad opera dei Del Guasta, famiglia di antichi mugnai, conserva ancora alcuni evidenti elementi strutturali.
Più avanti, i Cianchi avevano costruito nel 1617 un nuovo mulino,  in luogo detto La Falterona, prima della salita di Sant'Antonio.
Dal Rimaggio ci spostiamo sul versante dell'Arno nella zona di Brucianesi. Per far questo dobbiamo arrampicarci sul crinale collinare superando piuttosto velocemente circa 65 metri di dislivello. Dopo il Mulino della Falterona  voltiamo a destra per una strada in salita che ci conduce in via del Fantone.
Attraversiamo via del Fantone e andiamo ancora avanti in salita sulla strada che ora si chiama via Bellosguardo. Da qui prendiamo la strada che ci porta al podere Campulivo. Superato il podere scendiamo rapidamente a Brucianesi attraverso un territorio segnato dalle antiche cave di pietra serena.  Dopo un breve tratto di asfalto, che percorriamo verso Sud in direzione di Montelupo, giungiamo al Settecentesco Mulino di Pelago costruito sul terreno della parrocchia di Santo Stefano alle Busche, i cui ruderi si trovano di là d'Arno.
Da qui risaliamo al Mulino di Novoli e, passando da Villa Cappiardi, raggiungiamo l'Eremo di Lecceto. Poco prima una stradella  a destra scende al rio di Marchio e risale al Malmantile. Raggiungiamo La chiesa di San Pietro in Selva e dalla strada che porta al cimitero arriviamo a Gello. Qui nel Cinquecento il Lago dei Berardi, costruito sbarrando con una robusta diga, tuttora esistente, un borro poi detto del Lago, costituiva una utile riserva d'acqua e una riserva di caccia di avifauna acquatica. Adesso sul luogo del lago si vede una pianura spesso acquitrinosa. A valle della diga fu costruito in epoca imprecisata ma sicuramente dopo il Settecento, un mulino che sfruttava l'acqua proveniente dal lago.
Scendiamo in Val di Pesa. Siamo dalla parte diametralmente opposta delle colline rispetto a dove siamo partiti. Qui non vedremo il Mulino di Ripalta e nemmeno il sito dove sorgeva quello dello spedale di San Paolo vicino alle Topole, perché troppo distanti dal nostro percorso. Vedremo invece, con una breve digressione e superando la Pesa su un ponticino pedonale, il Mulino della Pieve di Sant'Ippolito. Si trova in località il Turbone, e precisamente in via di Pulica. Di esso dall'esterno si not ancora l'imbotte da dove fuoriusciva l'acqua che aveva macinato. La pieve ora ci rimane dall'altra parte della Pesa - e l'ammireremo da vicino più tardi - ma il mulino rammentato anche nel Cinquecento era di proprietà del suo pievano, segno evidente che quel ponticino che abbiamo attraversato, seppur in forme diverse, doveva esser presente  anche all'epoca.
Ritorniamo su via Empolese e concludiamo il trekk alla Pieve di di Sant'Ippolito.
 

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