Da qualche parte, sperduto tra i monti della Lunigiana, tra Pontremoli e Fivizzano,si trova il rifugio dei Frignoli dove, insieme a un ballino di trekkaioli tripetetoli, trascorreremo il capodanno.  Mi par che in tutti siamo poco più di venti rifugiati per quel trekking di Capodanno.
Il rifugio che ci ospiterà per due o tre giorni è un fabbricato già del corpo forestale dello stato: Vi è annesso un orto botanico con tanto di cartellini indicativi delle specie arboree, arbustive ed erbacee. Così saremo sicuri che se ci servirà il rosmarino non coglieremo la salvia . C'è anche una vasca dove nuotano poche trote alcune delle quali affette da saprolegna.
L'interno del fabbricato è simpatico, asciutto e ben riscaldato; sia di giorno che di notte.
Emilia ed io, insieme a Mario Bongini il cacciatore di vetro,a Silvia la Sticci, a Fabrizio Fiaschi e ad Elisabetta la serafica, ci siamo sistemati in una cameretta periferica; l'unica esclusa dai bagni comunitari interni al fabbricato. I bagni nostri, pur sufficientemente riscaldati,sono situati all'esterno, distanti dalla camera una quindicina di metri. Ma che ci importa, siamo gente rustica noi.
Anche le chiavi ci hanno creato qualche difficoltà :quella dei bagni si è subito rifiutata di aprire la porta e quella della nostra cameretta si è troncata dentro la toppa .
Abbiamo risolto  con un paio di cordicelle che bloccando in apertura il tirante delle due serrature, impediscono alle porte di chiudersi completamente lasciandoci soltanto la scelta fra l'ariete o l'accetta quali  mezzi per accedere alle stanze.
Siamo alla perfezione: ora possiamo sia dormire che pisciare in scioltezza .

Oggi, 31 di dicembre 2003, le nostre guide, cioè Marco il fratello e il Fiaschi Fabrizio, ci condurranno fino al Passo del Cerreto . Così almeno hanno detto.
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Ci si incammina seguendo le suggestive mulattiere delle foto 47 e 48, in altri tempi percorse dalle file dei muli recanti sul dorso basti e bardelle, cui i giaccoli tenevan saldamente accostati i tondelli da catasta o i sacchi di castagne; i pali e le lanciole, le fascine da forno o le balle di carbone ch'eran
state serrate coi randoli. Queste erano le some abituali per gli animali che trasportavano i prodotti del bosco.
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Il Passo del Cerreto non dista molto dai Frignoli, ma non possiamo tuttavia attardarci molto perché abbiamo con noi Marco il fratello che ci è già prezioso come guida ma che oggi ci sarà ancor più prezioso in veste di cuoco onnipotente e onnifacente, dato che soltanto sulle sue spalle grava la responsabilità della buona riuscita del cenone di capodanno.
Si continua a salire per boschi e radure , chiacchierando del meno e del più.
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Lea la seconda cognata cui appena il 29 scorso è stato tolto il gesso applicatole per ridurre la frattura del polso, non è con noi: è rimasta al rifugio, giustamente temendo che anche un banale scivolone possa ricondurla alla non augurabile condizione di fratturata da riparare di nuovo: Dio non voglia .
Salendo di quota s'incomincia a trovar qualche toppa di neve, caduta mi par di recente; forse proprio stanotte.
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Il torrentello della foto 49 è stato attraversato sportivamente, saltellando da una pietra all'altra..
Il cielo alterna coperture anche minacciose a momentanee aperture che lasciano scendere qualche raggio di sole ad accendere i colori tenui con i quali l'inverno ha coperto i monti più bassi dove la neve non è ancora caduta .
Ma noi, nella foto n. 50, di neve ne abbiamo a sufficienza per consentire alla generazione appena pubescente di raccoglierne quanto basta a formar delle palle con le quali bersagliarsi l'un l'altro .
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Vorrei insegnar loro quanto quei soffici proiettili potrebbero esser resi ben più efficienti semplicemente inserendo al loro interno una pietra: Purtroppo Emilia si oppone e la lezione viene rimandata a data da destinarsi .
Con la foto n.51 siamo già al passo del Cerreto. Qui la neve è stata profusa più generosamente .
Dalle squillanti voci delle bambine arriva una proposta veramente indecente: andare al vicino PALAGHIACCIO.
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Come se d'improvviso la temperatura si fosse abbassata di una decina di gradi, un brivido raggelante mi percorre la schiena; poi, colto da un attacco di panico incoercibile,mi precipito giù per l'asfalto innevato in direzione dei Frignoli. Meno terrorizzati di me, mi seguon con calma Emilia la legittima, Marco il fratello, il Fiaschi Fabrizio e la serafica Elisabetta .
Curva dopo curva, tornante dopo tornante, si arriva alla foto n. 52, fatiscente ex casa cantoniera con annesso cortile nel quale, più o meno scomodamente seduti,si ingurgitano le tradizionalmente poco appetibili cose cavate
fuor dagli zaini.
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Ripreso il cammino, ben presto si arriva a dominare Sassalbo (foto 53) dove, stipate di pane e di altri eduli acquisti dell'ultimo momento, ci aspettano le automobili a bordo delle quali torneremo al rifugio.
In cucina i fuochi non sono stati ancora accesi; vi si respira un'aria di carestia .Ma basta che Marco il fratello indossi il semiprofessionale grembiule da cuoco tripetetolense perché dai                   fornelli a gas schizzi fuori , gioioso, un azzurro colore di festa
Tutti, o quasi tutti  danno una mano , anche a far sparire
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La crema di tonno, elaborata per farcire certe tartine che Marco il fratello assicurava esser "la fine del mondo". Pazienza, tanto era pochina .
Si cena in grande allegria: Ma eccoci al dramma : poco prima dello scoccar della mezzanotte ci si accorge che qualcuno, non saprei chi, si è dimenticato di portar lo spumante . Ma nel glorioso gruppo non ci si perde   d'animo. Mai.  Ed usando un po' di vin bianco, frutta, zucchero e non saprei cos'altro, Marco il Capaccioli, che Iddio lo benedica,riesce a cavar fuori una bevanda più fresca e gustosa del tradizionale sciampagnino della COOP .
Si festeggia l'avvento dell'anno nuovo con l'uso anche di un diabolico marchingegno in grado di emettere suoni assai simili alla musica .
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Le bambine,costrette in piedi sull'esiguo spazio di una panca,ballano per il diletto della comunità .
Pochi minuti dopo il termine della giovanile esibizione , sazio di cibo, di alcool e di umani clamori ai quali da anni non sono più avvezzo, raggiungo , da solo, la cameretta periferica e il tepor della cuccia .
Fuori della porta ,suscitando un lieve brusio dentro gli aghi di pini ed abeti , cade una pioggia sottile. Buon anno , buon anno a tutti !
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Primo atto del giovedì primo di gennaio dell'anno 2004 p.C.n.: fotografare facciata ed ingresso principale del rifugio dei Frignoli (foto 54).
La nostra cameretta periferica a sei posti si trova dietro l'angolo a sinistra di chi guarda , poco oltre la bacheca sulla quale c'erano scritte un ballino di cose delle quali proprio nulla è rimasto nella mia labile mente di anziano .
La prima escursione del nuovo anno prevede la percorrenza di un sentiero del C.A.I. che dovrebbe condurci fino ad un ameno paesetto del quale al momento il nome mi sfugge .
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Con le automobili si raggiunge Sassalbo e da lì , affiancando una cava di gesso dismessa (foto 55), ci si immette su un sentiero che fra sterpi e boschetti sale tortuoso in direzione del Monte Alto (foto 56), per piegar poi a levante proseguendo per pascoli e boschi, misti di carpini, cerri e noccioli, ornielli ed ontani, con la rada presenza di qualche vigorosa pianta di ciliegio montano.
Di tanto in tanto ci tagliano la strada certi rigagnoli che guadiamo bilanciandoci in precario equilibrio sulle pietre stondate dall'acqua .
Nessuno è scivolato, nessuno si è bagnato.
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Marco i8l fratello oggi non è con noi : è rimasto al rifugio per dare assistenza alla mia seconda cognata cui la prudenza, dopo la recente frattura del polso, ha consigliato di non unirsi ai gitanti.
La vicinanza di mio fratello mi mancherà molto, ma mi dispiace anche per lui perché l'itinerario è godibilissimo.
Dalle tracce di sentiero dei pascoli, ci spostiamo su una comoda carrareccia sotto la quale, al colmo di una curva, precipita il torrente della foto 57 che una volta azionava il ritrecine dell'antico mulino della foto 58 .
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La presenza di qualche pianta di noce  rivela che stiamo avvicinandoci ad un paese o, almeno, ad un'abitazione .
La strada prosegue in salita ed alcuni cartelli avvertono che avvicinandosi alle fin qui invisibili greggi, si rischiano morsi nelle chiappe da parte di feroci e fin qui altrettanto invisibili cani .
Qualcuno si guarda preoccupato alle spalle. Can che abbaia…
Non si sa mai.
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Finalmente, con la foto n. 60, s'incontrano le prime case del paesetto nel quale i passi dell'andata si fermeranno per far luogo a quelli del ritorno . Prima però bisognerà pur mangiare qualcosa. Ed il qualcosa ch'esce fuor dagli zai9ni è sempre qualcosa di poco appetibile.
Si mangia davanti al fabbricato della foto n. 61.
Un cartello piccino, piccino, ci consente di conoscere il nome del paese che ci appare deserto:
Camporàghena .anche la vetusta carta del Fiaschi
Fabrizio lo conferma .
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Per ritornare a Sassalbo ripercorreremo il cammino già percorso all'andata.
Sembra che il tempo stia per cambiare di nuovo: Che palle però!
Ma almeno per ora sono soltanto nuvole che si van compattando sui monti. Il sole è ancora con noi.
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Il monticello di sassi della foto n. 63, osservato sulla via del ritorno, dimostra come, da queste parti, i pascoli vengano ancora puliti a mano.
2 di gennaio 2004.- Alle due di notte nevica già
E alle otto, dopo una frugale colazione che ha lasciato il famelico Fabrizio assolutamente insoddisfatto e al limite della frustrazione, ci si affretta a portare le auto sulla strada asfaltata prima che la neve ci crei seri problemi.   
Zaini e scatole d'avanzi verranno portati a braccia
In seguito dai migliori di noi .
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Caricate alcune vetture con quanto resta del baccanale solenne, si dà fondo a tutte le smancerie, coccole, baci, ed abbracci imposti dal rituale della separazione .
Non vorrei aver fallato ma negli occhi della mia seconda cognata son quasi certo d'aver veduto
brillare una lacrima .
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Il grosso del gruppo tornerà a Firenze, mentre Fabrizio il Fiaschi, Elisabetta la serafica, Marco il fratello, Lea la seconda cognata, Emilia la legittima ed io, proseguiremo verso Monteregio ove sorge un albergo di proprietà di un amico dei Fiaschi .
Da lì partiremo domani mattina per visitare quanto resta di un vecchio paese da tempo abbandonato .
Giran la ruote verso Montreregio e lì si ferman davanti all'albergo del quale i Fiaschi ci avevano detto ogni meraviglia .
Il proprietario c'è, non è proprio meraviglioso ma è un ottimo cuoco .
Ed è proprio in compagnia di codesto re dei fornelli che, finita l'ottima cena, mi concedo il fumo di un ventenne Toscano (sigaro di vent'anni d'età), incurante delle occhiatacce al calor bianco della seconda cognata che era rimasta a tavola parecchi metri più in là, e, fortunatamente per noi due fumatori, assai lontano dalla traiettoria seguita dal fumo per lasciare la stanza .
Ancora poche boccate insieme a qualche chiacchiera e poi tutti a nanna .
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La foto n. 64 mostra l'interno della cameretta  n. 43 dove la legittima Emilia ed io trascorreremo quest'ultima notte in Lunigiana prima di affrontare la gita che domani, al termine di questa piacevolissima vacanza, ci condurrà nei boschi alla ricerca di quei ruderi che Fabrizio garantisce essere molto interessanti .
Sabato 3 di gennaio 2004.- Nonostante l'abbondante cena e le non meno abbondanti bevute, per non parlare del sigaro ventenne, ho dormito per sei ore di fila. Mi capita raramente .
Sono rimasto in camera fino alle 7,30; poi, non potendone più, sono sceso. Non c'è nessuno; ma poco dopo arriva Marco il fratello.
Insieme, andiamo a visitare la parte vecchia del paese dei librai ambulanti e patria del premio "Bancarella".
Poco dopo le otto,riunitici ai più sonnolenti del gruppo residuo,si consuma la prima colazione, elargita in abbondanza tale da lasciar soddisfatto anche il famelico Fabrizio . Non è poco .
Si torna in camera per riunire le nostre cose e ficcarle, in qualche modo, dentro gli zaini.
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Salutati Tiziano , la sua bellissima ex moglie ed il loro figliolo, si affardellano gli zaini per metterci in cerca di quegli antichi casolari che Fabrizio assicura esser nascosti nei boschi , non lontano da lì.
Come sempre, quando è Fabrizio che guida la marcia,si devon percorrere alcuni chilometri d'asfalto il cui odore gli è indispensabile per caricar le batterie cerebrali preposte all'orientamento sia del percorso d'andata che di quello del ritorno.
Finalmente, con mio gran sollievo,  s'imbocca una sradetta a sterro che, salendo dolcemente, ci introduce nei boschi.
Dopo men di mezz'ora, si trova la chiesetta di San Giuseppe (foto 65) a lato della quale una brutta cannella dalla quale mi auguro non sgorghi acqua benedetta che indurrebbe scompiglio nel gruppo dei miei diavoli personali, consente di riempir la borraccia ; ed il tronco di un pino montano è riparo sufficiente ad una pisciatina scaramantica e propiziatoria .
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Procedendo fra macchie di rosa canina e ciuffi isolati di ginestra di Spagna ,s'arriva ad un trivio al centro del quale sorge una "marginetta" (foto 66) dedicata alla Santa Liberata sotto la cui effigie (foto 67), una rustica iscrizione
Informa che il pio manufatto fu dono, nel lontano 1892, di tal Tarantola Luigi fu Giacomo, ma non chiarisce a qual titolo . Grazia ricevuta, miracolo manifesto o semplice devozione?
Gira e rigira, pesticciando foglie secche di castagno, qualche merda di volpe e tante placche di terriccio ghiacciato, si trova un casolare ormai preda del bosco (foto 68), primo testimone dell'esistenza dell'abitato delle Radine.
Altri casolari, più o meno diroccati, sono sparsi qua e là nel castagneto.

Certi terrazzamenti, realizzati in una zona che una volta avrebbe potuto essere una radura, potrebbero far pensare alla possibile presenza di piccoli orti familiari: Potrebbe tuttavia darsi che il bosco, in quegli ultimi anni del diciannovesimo secolo, non ci fosse affatto e che l'intero poggio, fino giù al torrente, fosse interamente coltivato . Per saperne di più, bisognerebbe sentire qualche vecchio prete  o consultare o consultare gli archivi del comune .
Incise profondamente nei blocchi d'arenaria sovrapposti a formare l'angolo esterno d'una parete o lo stipite di una porta d'ingresso, ci sono delle date, tutte risalenti agli ultimi anni dell'ottocento (foto 69). La più recente è del 1893, cioè l'anno successivo alla costruzione della marginette dedicata a Santa Liberata, la più arretrata nel tempo risale al 1884. Parrebbe dunque che l'intero abitato sia stato costruito più o meno nell'arco di dieci anni a comclusione del diciannovesimo secolo.
La presenza di una linea elettrica ora dismessa, suggerisce l'ipotesi che qualcuno sia vissuto qui fino a dopo la fine della seconda guerra mondiale,magari fino ai primi anni  '60 che coincisero con le più profonde trasformazioni della nostra agricoltura montana.
Sulla parete rivolta a monte del rustico ritratto nella foto 71, si apre una porta imtroducente ad una stanza, probabilmente una cucina,al cui interno, sulla parte d'impiantito non ancora sprofondato,sono presenti (foto 70) un tavolinetto in non pessime condizioni di conservazione e ciò che resta di una scaffalatura .

Non vi sono tracce di tubature; perciò credo che l'acqua dovessero andare a prenderla con le barlette a qualche fonte vicina, probabilmente in prossimità del fosso.
Chi potrebbe sapere se il Tarantola abbia mai abitato in una di queste case?
Si va in cerca di una viottola che ci conduca vicino al fosso dove i9l Fiaschi dice debba trovarsi il casolare Volpe ma il terreno più volte franato ed ora coperto di una vegetazione impenetrabile, non ci consente il passaggio . Perciò si torna indietro e voltando a destra dalla marginetta di Santa Liberata, si arriva a San Lazzaro. Da lì, fino a Monteregio, son tutte curve d'asfalto. Porcaccia…..

All'albergo dove abbiamo trascorso la notte non c'è nessuno. E a noi? Tanto si va via..
Le mani esperte di Marco il fratello, girando il volante u8n po' di qua e un po' di là, ci riportano al Tripetetolo dove ci aspetta Teodora..