Da qualche parte, sperduto tra i monti della Lunigiana, tra Pontremoli e Fivizzano,si trova il rifugio dei Frignoli dove, insieme a un ballino di trekkaioli tripetetoli, trascorreremo il capodanno.  Mi par che in tutti siamo poco più di venti rifugiati per quel trekking di Capodanno.
Il rifugio che ci ospiterà per due o tre giorni è un fabbricato già del corpo forestale dello stato: Vi è annesso un orto botanico con tanto di cartellini indicativi delle specie arboree, arbustive ed erbacee. Così saremo sicuri che se ci servirà il rosmarino non coglieremo la salvia . C'è anche una vasca dove nuotano poche trote alcune delle quali affette da saprolegna.
L'interno del fabbricato è simpatico, asciutto e ben riscaldato; sia di giorno che di notte.
Emilia ed io, insieme a Mario Bongini il cacciatore di vetro,a Silvia la Sticci, a Fabrizio Fiaschi e ad Elisabetta la serafica, ci siamo sistemati in una cameretta periferica; l'unica esclusa dai bagni comunitari interni al fabbricato. I bagni nostri, pur sufficientemente riscaldati,sono situati all'esterno, distanti dalla camera una quindicina di metri. Ma che ci importa, siamo gente rustica noi.
Anche le chiavi ci hanno creato qualche difficoltà :quella dei bagni si è subito rifiutata di aprire la porta e quella della nostra cameretta si è troncata dentro la toppa .
Abbiamo risolto  con un paio di cordicelle che bloccando in apertura il tirante delle due serrature, impediscono alle porte di chiudersi completamente lasciandoci soltanto la scelta fra l'ariete o l'accetta quali  mezzi per accedere alle stanze.
Siamo alla perfezione: ora possiamo sia dormire che pisciare in scioltezza .

Si parte per il trekking del ricordo, dal Tripetetolo alle otto, ospiti autotrasportati, insieme a Lina la dolente, di Marco il fratello e di Lea la seconda cognata, "animae dimidium suae“.
So già che non sarà una gran marcia, ma sono curioso di vedere se un qualche  particolare di quei luoghi, che so…, una fontana, un tabernacolo, un casolare,un panorama, sia in grado di ricondurmi alla memoria quei momenti della mia fanciullezza, quando papà Loris, che in gioventù fu appassionato camminatore, mi portava con sé su questa montagna, magari ponendomi a cavalcioni sulle sue spalle esili, per insegnarmi "a guardare": E mi insegnava e spiegava tante cose circa le piante ed i fiori, gli insetti ed i rettili,la pioggia ed  il vento e di ciò che agli occhi ed al cuore di molti sarebbe rimasto nascosto per sempre. Sì, lo ricordo bene: mi ci portava spesso sul Monte Morello.
Ma intanto, qui sul piazzale Leonardo da Vinci da dove avrà inizio la marcia, non vedo proprio nulla che mi riporti alla mente quel lontano passato.

All'appuntamento col Gruppo,Emilia ed io, arrivammo in anticipo, a bordo di Teodora, la nostra vecchia cacadadi a benzina e, in attesa che arrivassero gli altri, andammo a dare un'occhiata al sentiero che
Aveva inizio dall'altro lato della strada asfaltata .
Ci bastarono pochi passi  per renderci conto che il percorso non era cambiato da quando, molti anni prima,ci eravamo passati da soli, diretti alla Colla di Casaglia:
Tornammo sui nostri passi giusto in tempo per vedere arrivare le auto dei nostri compagni di gita..
In men che non si dica,tutti, cambiate le scarpe da guida con quelle da trekking ed affardellati gli zaini, furon pronti alla marcia .

Dell' "Anello di Castelvecchio", escursione guidata da Fabrizio Fiaschi in un sito di scavi aqrcheologici non lontano da San Gimignano, ho riportato soltanto tre fotografie. Minacciava di piovere e dovemmo concluder la gita frettolosamente.
Il fabbricato della foto n. 32 è un'abitazione privata situata in un paesewtto non lontano da dove avremmo iniziato il nostro cammino. Purtroppo non ne ricordo il nome.

Primo incontro col torrente Dardagna a breve distanza dal santuario della Madonna di quell’albero lì (mi par che fosse un acero).

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